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n giorno d’inverno, mentre discutevo con Marco Barzaghini di qualche lavoretto di grafica e fotografia da fare per AmTiBu, non ricordo bene come, siamo arrivati a parlare di un possibile viaggio in Burundi per il mio lavoro di tesi di laurea che si sarebbe svolto a breve. All’idea ero entusiasta ma credevo fosse difficile organizzare il tutto in così poco tempo. Abbiamo così deciso di accantonare l’idea per il futuro.
A maggio ho dovuto scegliere il tema di tesi. Avevo un paio d’idee ma entrambe non mi soddisfacevano appieno. Un giorno, la mia ragazza Alessia mi ha detto: “A te che piace viaggiare, perché non fai un lavoro in Burundi per l’associazione di Marco?” In quel momento le ho risposto che ne avevamo già parlato qualche mese prima, e che sarebbe stato difficile organizzare tutto in così poco tempo. Nonostante ciò, Alessia mi ha illuminato, quel tema mi ispirava, c’era in palio una grande crescita professionale e personale. Ho deciso quindi di riparlarne immediatamente con Marco. Egli era quasi incredulo ma estremamente contento della mia proposta. In pochi giorni abbiamo organizzato tutto: volo, soggiorno, vaccinazioni, ecc.
Dopo qualche giorno di indecisione ero finalmente tornato ad essere entusiasta e motivato. I miei compagni di classe sono rimasti a bocca aperta quando ho detto loro che sarei partito per quest’avventura. L’intento del mio progetto di tesi è stato quello di creare un artefatto di comunicazione visiva di riferimento per AmTiBu, un oggetto che, grazie al suo contenuto, potesse fidelizzare i soci già iscritti ed attrarre nuovi potenziali sostenitori. Ho deciso quindi di progettare un libro intitolato “In Burundi si vive – Le attività del Centre Jeunes Kamenge”.

Pareva tutto perfetto fino a quando ho riscontrato dei problemi con l’ambasciata burundese di Ginevra dove mi sono recato ben tre volte senza mai ricevere il visto. Essi dicevano che il mio dossier era ancora da valutare e purtroppo non erano loro che se ne occupavano direttamente ma una commissione addetta a Bujumbura. In seguito a ciò ho dovuto annullare il volo che già avevo prenotato e pagato (l’ambasciata chiedeva di avere già un biglietto aereo per la richiesta del visto) e ho dovuto pensare ad una soluzione alternativa.
I giorni correvano, Il 10 agosto era la scadenza in cui dovevo assolutamente stampare tutto il mio progetto. Sarei dovuto partire il 5 luglio e tornare il 22 ma purtroppo non è stato così. Eravamo già al 18, abbiamo deciso di rischiare. Il giorno seguente ho acquistato un biglietto aereo per il vicino Ruanda che mi ha permesso di atterrare il 21 luglio facendo il visto in aeroporto. Questa scelta azzardata è stata rassicurata dalla gentilezza di due giovani burundesi, Edmond e Alphonse, che si sono resi disponibili per venirmi a prendere facendosi una decina di ore in auto e mettendo a rischio la loro sicurezza. Perché a rischio? Perché il giorno seguente ci siamo diretti verso il Burundi ed abbiamo provato a varcare la frontiera senza visto. Quando siamo arrivati all’ufficio non volevano farmi passare perché dicevano che avrei dovuto chiedere il visto all’ambasciata in Svizzera. Io ho fatto finta di nulla e dicevo che sarei rimasto in Burundi soltanto pochi giorni, giusto per visitare le famiglie di questi due amici. Edmond e Alphonse hanno pensato al resto, quasi un’ora di dialogo con il doganiere con il quale alla fine siamo riusciti a trovare un accordo, forse sporco, ma o questo o niente. “120 € e ti do il visto”. Aggiudicato.

Ero finalmente riuscito ad entrare in Burundi. Ero incredulo ma contentissimo. Finalmente potevo dare il via definitivo al mio progetto e cominciare a pensare come un fotografo invece che un programmatore di viaggi.
Appena arrivato al CJK mi sono sistemato nella mia stanza ed ho conosciuto un po’ di persone. Il giorno seguente mi sono recato in un quartiere chiamato Buterere in cui si stavano svolgendo i campi di lavoro. Centinaia di ragazzi intenti a costruire mattoni di fango per aiutare la popolazione a ricostruire le loro abitazioni danneggiate o distrutte dalle brutali stagioni delle piogge. Un clima di solidarietà ed aiuto per il prossimo. Tanta volontà di fare fatica, fatica per il popolo, per donare dei sorrisi che in Burundi non ho mai perso di vista. Dopo un giro di ricognizione ho cominciato a scattare varie fotografie dei lavori e scene di vita quotidiana. Ero sempre accerchiato da molti bambini che mi guardavano come se fossi un mito, ma in fondo ero solo un uomo bianco munito di fotocamera avente l’intento di dare visibilità a questa popolazione ed a questo progetto che AmTiBu sostiene da ormai una decina d’anni.
Durante questi giorni ho avuto modo di conoscere moltissimi giovani, alcuni di essi mi hanno pure invitato a casa loro. Niente acqua e niente energia, malgrado ciò non mi ero mai sentito così accolto prima d’ora. Io dormivo al Centro, e pure lì qualche volta mancava l’acqua, ci si lavava con i secchi e quando non c’era luce utilizzavo il flash del telefonino. Situazioni che rendono consapevoli di quanto siamo fortunati nel nostro paese. Gratitudine!
Per il mio progetto ho deciso di scattare anche altri tipi di foto: alcune di attività che il CJK offre durante tutto l’anno, le altre sono dei ritratti di alcuni giovani frequentatori del Centro. A questi ultimi ho chiesto di scrivere sul mio

diario di viaggio delle testimonianze che raccontano, cosa questo luogo ha offerto loro o perché lo frequentano. Questi scritti ritengo che siano molto significativi per AmTiBu poiché mostrano quali benefici permettono le donazioni dei soci. Senza sostegno esterno il CJK non potrebbe offrire queste opportunità ai giovani e permettere loro di credere in un futuro più vivido.
Purtroppo negli ultimi giorni ho contratto un batterio intestinale che non mi ha permesso di lavorare molto; nonostante ciò sono soddisfatto del lavoro svolto i giorni precedenti. Questo soggiorno, oltre ad avermi permesso di realizzare questo libro per aiutare AmTiBu ed il Centro stesso, mi ha regalato molti amici, persone di cuore con cui tuttora sono in contatto. È importante continuare a comunicare con queste persone per permettere loro di staccare dalla loro realtà, rendendoli consapevoli che noi ci siamo, non sono soli, siamo con loro e li sosteniamo. Spesso basta un sms per migliorare la giornata di una persona.
Il 3 agosto sono tornato il Svizzera, il 10 ho stampato tutto ed a fine mese ho presentato il progetto alla commissione tesi. Sono stato promosso a buoni voti. Sono grato di essere riuscito a completare questa missione, nonostante abbia avuto soltanto sei giorni per impaginare il libro. Sembrava impossibile raggiungere il cuore dell’Africa ed invece ce l’ho fatta, probabilmente anche grazie alle persone che mi hanno motivato e mi sono state vicine per questo periodo.
Ringrazio AmTiBu, la mia ragazza Alessia, ma soprattutto grazie a tutti i giovani del Centre Jeunes Kamenge che mi hanno sostenuto in questo progetto.
Matteo Taddei

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